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De Crescenzo CronosLa Federazione Italiana Cronometristi saluta il popolare scrittore napoletano, Luciano De Crescenzo, con il racconto della sua esperienza da cronometrista, tratto la libro “Ti porterà fortuna”.
De Crescenzo era nato il 20 agosto 1928 a Napoli, nel borgo di Santa Lucia, nello stesso palazzo di Bud Spencer, di cui fu grande amico. Viveva da tempo con la famiglia nella capitale, avrebbe compiuto 91 anni tra un mese. La scomparsa è avvenuta a Roma, dove lo scrittore era ricoverato da alcuni giorni  a seguito di complicazioni nella sua salute.
 
 
Secondo lo scrittore Luciano De Crescenzo, per un periodo anche cronometrista tesserato della Federazione Italiana Cronometristi presso l’Associazione di Napoli, pensando ai padri della filosofia greca: “tra i filosofi, senza dubbio Aristotele, sarebbe stato anche un ottimo cronometrista, essendo un uomo che creava le categorie e catalogava i concetti; era metodico e sistematico, esattamente come deve essere un buon cronometrista” (Ciccarese D. - L’attimo fuggente – intervista a Luciano De Crescenzo).
 
 
 
 
 
Sono stato cronometrista.
 

[...] Il calcio non è stato l’unico sport al quale ho dedicato la mia attenzione, anche se per motivi ben diversi. Tutto cominciò quando mi innamorai di Giuliana. Lei aveva sedici anni, gli occhi neri, i capelli lunghi e le labbra rosse pur non avendo mai usato il rossetto.

Io a diciassette anni me la vedevo passare davanti più bella che mai. [...]

Purtroppo, però, a Giuliana piacevano solo gli sportivi e in particolare quelli che vincevano le gare di atletica. In pratica le piaceva Domenico Della Gala, anche detto Mimì, campione campano dei quattrocento metri, che poi divenne mio caro amico.

Io una decina di volte avevo cercato di batterlo ma non c’ero riuscito. Nel migliore dei casi arrivavo secondo. Se facevo 52”3 lui faceva 52”2.

Una volta ho fatto perfino i 52 netti, ma sempre secondo sono arrivato. Quei due metri, infatti, mi allontanavano di due metri da Mimì e quasi un chilometro da Giuliana.

Una volta il mio allenatore, il Prof. Marotta, mi disse “De Crescè, se vuoi scendere sotto i 52 non devi fumare” e io oggi se non fumo lo debbo a lui e di conseguenza a Giuliana. Ma lei anche se non fumavo, non mi degnava di uno sguardo.

Avevo un amico, un certo Antonio, che mi cronometrava e Dio solo sa quanto ho odiato lui e il suo cronometro. Quell’ Omega infatti, era grande come una cipolla, ma io non sono mai riuscito a farlo scendere sotto i 52.

Tutto questo, poi, mentre Mimì correva, vinceva, usciva con Giuliana e la baciava.

Un fetentissimo centesimo ci separava all’arrivo ma era quel tanto che bastava perchè lui arrivasse primo e io secondo. [...] Strana cosa il tempo! [...]

Ebbene, a detta di Einstein, pare che il tempo non passi mai nello stesso modo. Tutto dipende, dice lui, dalla velocità con cui si sposta il pianeta sul quale stai vivendo. [...]

 
 
[...] L’atletica mi affascinò a tal punto che una volta smesso di gareggiare, pur di restare nell’ambiente, ho fatto il cronometrista e a forza di partecipare alle gare ho avuto anche la soddisfazione di cronometrare Livio Berruti.
 
 
Per fare bene il cronometrista la prima regola è quella di non leggere il nome degli atleti che partecipano alla gara. Guai a fare il tifo per uno o per un altro: si finisce sempre col seguirlo durante la corsa e con il non trovarsi pronti all’arrivo.
 
 
Detto in altre parole, il vero cronometrista deve essere lui stesso un cronometro. Il mio capo, infatti, l’ingegnere De Sortis, era severissimo: una sola distrazione bastava per non essere più convocati per il resto della vita. Io, tanto per dirne una, non potevo cronometrare le gare femminili. Questo perchè il già citato De Sortis si era accorto che avevo un debole per un’atleta chiamata Rosamaria Bonanni. Rosamaria aveva un seno prorompente e lui sosteneva il principio secondo il quale il mio dito si sarebbe emozionato al passaggio dei seni di Rosamaria.
 
De Sortis pretendeva che ci mutassimo in altrettanti cronometri. Ebbene, a quei tempi bastava guardarmi in faccia per capire che io, mai e poi mai, sarei potuto diventare un cronometro.
 
A scuola avevo letto il paradosso di Zenone secondo il quale un uomo per raggiungere un luogo, deve attraversare tutti gli infiniti punti intermedi che compongono il percorso ma per farlo deve impiegare un tempo infinito, non riuscendo così ad arrivare mai a destinazione. Stando a questo paradosso, era impossibile arrivare a correre i cento metri in dieci secondi netti, perchè prima dei dieci si era costretti a passare per i nove, per gli otto e così di seguito per tutte le altre più piccole parti che compongono ogni segmento temporale.
 
Se però avessi comunicato questi miei dubbi all’ingegner De Sortis lui mi avrebbe cacciato via immediatamente. Eravamo tutti vestiti di bianco e gli atleti ci trattavano con molto rispetto. Fare il cronometrista, però, mi aveva condizionato la vita. Qualsiasi cosa facessi avevo sempre l’impressione che durasse troppo.
Se qualcuno mi diceva “se aspetti un secondo vengo da te”, io poi pretendevo che lui non superasse il secondo.
 
Io mi rivedevo nei versi del poeta: “Un’ora vive la gialla farfalla e il tempo che ha le basta”. Mò, a una farfalla che vive solo un’ora non puoi dire “Aspetta cinque minuti, che adesso arrivo”. [...]
 
 
 

Emanuela Grussu

Marketing & Comunicazione FICr