Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo

Berruti2020Era il 3 settembre 1960, erano le magiche Olimpiadi di Roma quando il ventunenne torinese che correva con gli occhiali da sole, corse in 20"5, uguagliando il record del mondo sulla distanza e, dopo poche ore, riuscì a stabilire lo stesso tempo in finale, aggiudicandosi la medaglia d’oro.
L’allora record mondiale fu certificato dalla Federazione Italiana Cronometristi che curava il timing per i Giochi. Berruti fu il primo europeo della storia a spezzare il dominio dei nordamericani sui 200 metri ai Giochi. Successivamente l'impresa riuscì solo al sovietico Valery Borzov (Monaco di Baviera 1972), all'italiano Pietro Mennea (Mosca 1980) e al greco Konstadi'nos Kede'ris (Atene 2004).

Berruti, in un aneddoto commentò così la sua vittoria: "Quando vinsi la semifinale correndo il record del mondo di 20"5 ero sorpreso e mi sono chiesto, 'adesso come faccio a fare la finale?'. Il dubbio l'ho risolto con una cosa che mai si deve fare: avevo saltato il riscaldamento".

La FICr, dopo la prima esperienza olimpica nel 1956 per l'edizione invernale tenuta a Cortina, ritorna 'a cinque cerchi' in occasione dei Giochi di Roma. La pattuglia era composta da 182 cronometristi a gestire per intero il servizio di cronometraggio in tutte le discipline.

Coordinatore era l'ing. Giovanni Romagna, Presidente FICr per oltre trent'anni, coadiuvato dall'allora Segretario Lucio Di Paola. Già nel 1959 cominciarono le selezioni e dai 1700 cronometristi associati iniziali, ne furono individuati circa 300 che furono sottoposti ad esami per verificare le specifiche abilità per l'occasione. Alla fine furono trovati i 182 idonei alla missione olimpica. A loro toccò il compito, non solo di cronometrare sul campo, ma anche di preparare appositi stampati tecnici per la registrazione dei tempi e risultati, di comune accordo con Omega e le varie Federazioni Sportive Nazionali.
Durante il periodo dei Giochi il lavoro dei cronometristi si rivelò quanto mai impegnativo e complesso anche perché, a differenza di quanto verificatosi in precedenti Olimpiadi, fu stabilito che il rilevamento dei tempi non sarebbe stato limitato ai soli tre primi arrivati nelle gare veloci, ma sarebbe stato effettuato per tutti i concorrenti in gara.

Il filo di lana che fermò il tempo del record di Livio Berruti è oggi conservato a Roma, presso il Museo del Tempo della Federazione Italiana Cronometristi.

Il Museo del Tempo

La collezione del Museo del Tempo della FICr, costituita da apparecchiature di cronometraggio antiche e moderne, libri, manuali, fotografie, video, di proprietà federale, o donati dalle Associazioni territoriali, può essere visionata in occasione di mostre ed eventi.

Gli oggetti annoverati nel “Museo del Tempo”, prima ed unica collezione al mondo nel suo genere, sono custoditi presso la sede della F.I.Cr., nel Palazzo delle Federazioni Sportive Nazionali di Roma, dove è possibile osservane alcuni in un'esposizione permanente insieme ad oggetti e cimeli sportivi.

È stata comunque intesa, fin dalla sua prima esposizione, come una "mostra itinerante" che può essere visionata in occasione di eventi legati alle attività istituzionali e promozionali della F.I.Cr., ma viene anche concessa, su richiesta, ad eventi collegati a tematiche tecnologiche e scientifiche, oltre che collegate all’evoluzione storica degli strumenti di misura del tempo, non soltanto nello sport.

Gli oggetti, perfettamente funzionanti, sono stati catalogati e riorganizzati per periodo storico, accompagnandoli con descrizioni ed ideando anche un format per rappresentare al meglio l’evoluzione tecnologica, che ha visto negli anni la F.I.Cr. a servizio dello sport nazionale ed internazionale.


Fra le apparecchiature la FICr annovera: il traguardo a “filo di lana” utilizzato alle Olimpiadi del 1960, durante le quali fu rilevato il record di Livio Berruti; il cronometro da tavolo utilizzato dalla FICr durante le Olimpiadi del 1960 a Roma, per il rilevamento delle competizioni di pugilato, fra le quali il match di Nino Benvenuti; le fotocellule utilizzate nelle gare della VII Olimpiade Invernale di Cortina d’Ampezzo nel 1956 e tante apparecchiature di cronometraggio antiche e moderne che hanno caratterizzato l’evoluzione della tecnologia e la storia del rilevamento del tempo e del cronometraggio sportivo della Federazione Italiana Cronometristi sin dalle sue origini, nel novembre del 1921, quando un gruppo di appassionati costituì il Sindacato Italiano Cronometristi Ufficiali (SICU). Il SICU fu riconosciuto poi nel 1924 come Associazione Italiana Cronometristi (AICr) e l'11 dicembre 1935, sotto l'azione dell'allora Presidente Giovanni Romagna e su autorizzazione del CONI, mutò la sua dizione in Federazione Italiana Cronometristi (FICr).